Cittadini digitali - Intervista a Sérgio Amadeu

Posted by Valerio Ravaglia on April 08, 2005
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EcoSpy: Perché l’inclusione digitale è così urgente?

S.A.: La maggioranza della popolazione, in Brasile e nel mondo, non è ancora in grado di usare queste tecnologie come le usano pochi eletti. Ed è questo il problema, perché si cominciano ad avere delle gravi disuguaglianze nel pianeta. Ci sono dei segmenti della società che usano questa tecnologia per migliorare il loro stato e ne ottengono i migliori profitti e benefici. Altri settori della società, che non sanno come usare queste tecnologie, stanno per essere lasciati indietro e hanno delle difficoltà ad agganciare le migliori opportunità. Queste tecnologie si sviluppano velocemente ma non aiutano a distribuire meglio la ricchezza e le opportunità; sono invece usate per consolidare il potere di chi è già potente.

EcoSpy: È possibile cambiare questa tendenza?

S.A.: Il movimento del software libero, al quale partecipo, è l’antidoto a tutto questo. Esso è basato sulla condivisione della conoscenza, che è diventata una forza produttiva concreta. Le tecnologie dell’ intelligenza sono basate su macchine relativamente economiche se paragonate agli standard industriali. L’ unica cosa di cui abbiamo bisogno è dominare il software. E questo dominio dipende esclusivamente dall’ accesso al relativo codice sorgente.
Se saremo in grado di realizzare dei centri di training ovunque, non solo per gli utenti, ma anche per sviluppare soluzioni nel campo della tecnologia dell’informazione (IT), staremo democratizzando la produzione e lo sviluppo dei principali elementi della società attuale. Possiamo impostare un’economia nuova basata nella prestazione di servizi e nell’intrattenimento. E ciò aumenterà le opportunità per tutte le persone escluse, per i più poveri e per le aree e i paesi svantaggiati. All’ inizio era solo forza fisica, i lavoratori, la proprietà delle miniere poi le macchine. Oggi c’è la possibilità di creare del software, un gioco[3], che fornisca risorse alla piccola regione che ha prodotto quel software. Questo può essere un modo per sostenere la comunità di persone che ha sviluppato il programma. E come si può realizzare tutto ciò? Facendosi pagare i diritti di autore sul software sviluppato? Non è questa la risposta; si può invece mettere quel gioco on-line, su un portale, e farsi pagare per il servizio fornito, per giocare, allo stesso identico modo nel quale si paga il biglietto per uno spettacolo. Siamo in rete, il sito può essere raggiunto da persone di tutto il mondo che possono partecipare al gioco. Se portiamo democrazia nelle opportunità, ci sarà anche democrazia nelle conoscenze dello sviluppo di quel tipo di soluzione tecnologica. In questo modo si creeranno sempre più opportunità. Per esempio, esiste un software che tramite un questionario preimpostato, pone delle domande, riempe i campi con le informazioni raccolte e, sostituendosi al medico, realizza una sorta di prima diagnosi dello stato di salute della persona. È chiaro che un software di questo tipo viene impostato con domande standard e pertanto non è in grado di risolvere problematiche più avanzate. Ma chi sviluppa questo software? È un’attività che, insisto, necessita di intelligenza, conoscenza ed una squadra di psicologi, antropologi e programmatori per progettarlo. Questo software permette, ad esempio, ad una persona che non sia un medico, di compilare il questionario e la cosa può risultare di grande aiuto per la gestione sanitaria delle aree più povere del pianeta. Ciò che voglio dire è che creare una soluzione software è un’attività che ha dei risvolti sociali, culturali ed economici, di estrema importanza e tutto ciò deve poter essere sotto il controllo delle persone e dei loro paesi. Ma il completo controllo del software dipende dalla conoscenza e dall’ accesso che si ha alla sua parte fondamentale, cioè al codice sorgente.

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