Cittadini digitali - Intervista a Sérgio Amadeu

Posted by Valerio Ravaglia on April 08, 2005
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EcoSpy: Perché il Brasile occupa una posizione così importante nella realtà del software libero?

S.A.: Il Brasile ha sempre cercato di raggiungere l’autonomia tecnologica. È stato uno dei primi paesi nel collegarsi ad Internet. abbiamo un comitato stabile per la sua gestione, eccellenti università di informatica, ricerche avanzate nel campo del calcolo distribuito, nel “grid computing” ed abbiamo anche una grande comunità di utenti e sviluppatori di software libero.
Tutti questi fattori hanno creato un panorama propizio, che è stato rafforzato quando il Rio Grande do Sul — il primo stato brasiliano dichiaratamente favorevole al software libero — ha organizzato il primo Fórum Internacional de Software Livre, che oggi [è ormai prossima la sesta edizione ndt] è diventato un riferimento nel mondo.
È ovvio che quando il governo attuale ha deciso di sostenere il software libero ed ha indicato preferenza per il suo utilizzo, il Brasile ha attratto l’attenzione del mondo. E questo anche a causa della pessima reazione di un paio di aziende a carattere monopolista, che cercano in tutti i modi di opporsi alle scelte del Governo brasiliano. Grazie alla ragioni menzionate, abbiamo tuttavia ottenuto la simpatia di altri popoli, che hanno iniziato a domandarsi: ‘Allora ci sono altre possibilità di informatizzare le attività produttive senza usare software proprietario?’ Sì, ci sono e il Brasile lo sta dimostrando.

EcoSpy: Nel suo libro “Esclusione digitale: la miseria nell’ era dell’ informazione”, lei afferma che l’ inclusione digitale può aiutare i governi nello sviluppo della democrazia. Non esiste la possibilità che si verifichi il contrario: cioè che i governi comincino ad esercitare più controllo sulla società?

S.A.: Sì, ed è proprio questo il motivo per il quale parlo di cittadinanza digitale. La tecnologia, in questo senso, ha un carattere ambiguo. È necessario che i cittadini sappiano che, quando usano Internet, lasciano delle tracce digitali che possono essere registrate. E’ possibile raccogliere una serie di dati riguardanti la sua vita privata e, senza nessuno dubbio, questa può essere una grossa tentazione per i gruppi economici e i governi.
Dunque, si rende necessario “controllare il controllore”. Dobbiamo mostrare come evitare questo e dobbiamo anche concepire leggi che non permettano che la vita di una persona venga indagata senza una precisa ordinanza giudiziaria coerentemente applicabile alla circostanza. Ma tutti questi casi costituiscono situazioni nuove che le persone, perlopiù, ignorano. Le persone pensano di godere di una certa privacy in Internet, ma questo non corrisponde alla realtà.

EcoSpy: Esiste un modo sicuro per proteggere la privacy delle persone?

S.A.: L’uso della crittografia asimmetrica, per esempio, garantisce un buon livello di riservatezza delle comunicazioni. Ma questa tecnologia è diventata oggetto di contrasti. ‘No, non è buono perché aiuterà il criminale a nascondersi.’ Mentre il delinquente è già nascosto da molto tempo. In realtà, l’obiettivo che si vuole raggiungere è portare la sorveglianza all’ estremo, tanto più oggi, con la giustificazione della lotta al terrorismo.
Il terrorismo e la sicurezza sono stati inseriti in agenda al World Summit on the Information Society. Per gli Stati Uniti, le questioni più importanti sono la sicurezza ed il rafforzamento della “proprietà intellettuale”. Ma noi vediamo la questione in modo diverso: la sicurezza deve essere raggiunta con la trasparenza, rispettando i diritti umani, con il diritto alla cittadinanza e con la condivisione della conoscenza.

EcoSpy: È utopia pensare che tutte le persone possano avere accesso alle tecnologie informatiche?

S.A.: No. Non solo è possibile, ma è necessario ed un modo per lottare contro la povertà. Dobbiamo difendere questo concetto, creare fondi di solidarietà digitale e permettere l’accesso a chiunque, affinché si eviti l’aumento delle disuguaglianze nella società dell’ informazione.
L’unico modo per ottenere questo è con l’educazione e la cultura. Che cosa è la Rete se non la condivisione delle informazioni per trasformarle in qualcosa di qualitativamente nuovo, cioè, nella conoscenza?

EcoSpy: L’inclusione digitale può essere perseguita con software proprietario?

S.A.: Noi sosteniamo l’idea che nei programmi di inclusione digitale debba essere usato solo software libero, altrimenti contribuiremmo alla diffusione del modello monopolistico del blocco della conoscenza, e sprecheremmo inutilmente risorse del paese. Esistono alternative alle soluzioni proprietarie, programmi liberi altrettanto validi, sicuri ed anche più economici.

EcoSpy: Quale è la principale sfida dell’inclusione digitale in Brasile?

S.A.: Riuscire a realizzare un grande programma nazionale con le risorse pubbliche, per creare centri di accesso gratuiti per il training della popolazione che necessita. Affinché questo sia fatto col minimo costo possibile, in autonomia, autosufficienza tecnologica del Brasile e senza sprecare le risorse pubbliche, dobbiamo utilizzare software libero. Un’altra sfida è realizzare il cambiamento culturale, mostrare all’opinione pubblica che ci sono vita e luce fuori dal modello proprietario. Il modello basato sulla libertà di conoscenza, quindi del software libero, è un grande beneficio per la società.

[1] Attualmente in licenza dal ruolo di insegnante per svolgere la sua attività nel governo.

[2] Amadeu sostiene che sia stato provato come l’ uso degli strumenti informatici aiuti lo sviluppo di facoltà intellettive di comprensione, organizzazione logica, di apprendimento e risoluzione dei problemi. Per spiegare questo fatto fa un paragone con la malnutrizione infatile che pregiudica lo sviluppo del cervello umano: gli adolescenti che hanno a disposizione i computer e gli strumenti informatici risulteranno avvantaggiati perché questi strumenti aumentano le capacità cognitive.

[3] Amadeu qui si riferisce ad un progetto di gioco di successo realizzato e messo in rete da un gruppo di ragazzi.

Le pagine di Ecospy con l’ intervista in portoghese e traduzione in inglese (PDF, 355 Kb)

La versione PDF di questo articolo per la stampa

Ivana mostra ad Amadeu la sua intervista su EcoSpy
(Porto Alegre, 28.01.2005: Ivana mostra in anteprima ad Amadeu l’ intervista su EcoSpy - Foto V. Ravaglia)

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