brevetti software

Petizione Europea contro i Brevetti Software

Posted by Marco Frattola on October 23, 2008
ffii, petizioni / No Comments

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[FFII] Il tempo stringe…

Posted by Marco Frattola on April 17, 2005
comunicati, ffii / Comments Off

Dalla seduta del Parlamento Europeo del 14 aprile 2005, parte formalmente l’iter procedurale della seconda lettura per il Parlamento della direttiva sulla brevettabilità delle cosiddette invenzioni realizzate per mezzo di computer.

Il presidente ha ricevuto dal Consiglio Europeo la posizione comune; il Parlamento Europeo avrà tre mesi (a partire dal 15 aprile 2005) per esprimersi in merito.

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[annozero] “Interessi sui brevetti del software”

Posted by Marco Frattola on April 12, 2005
AttivAzione, comunicati / No Comments

Interessi sui brevetti del software
14 marzo 2001
Bernard Lang
INRIA – AFUL – ISOC FRANCIA


Pubblicato nel forum del numero 84 della rivista Terminal, primavera 2001.
Testo originale.
Traduzione su annozero di Antonella Beccaria

Le invenzioni non possono, in natura, essere soggette a proprietà. La società può conferire un diritto esclusivo per i profitti provenienti da esse a titolo di incoraggiamento per quegli uomini che perseguono idee con cui produrre utilità, ma questo può o meno essere dato, in accordo con il volere e la convenienza sociale, senza pretese o rivendicazioni da parte di nessuno.

Thomas Jefferson, Lettera a Isaac McPherson, 1813

La legislazione sulla proprietà intellettuale, che comprende i brevetti, fu inizialmente una misura che accompagnava un’economia fondata sulla produzione dei beni materiali o sull’elaborazione di procedimenti altrettanto materiali. Il brevetto è un privilegio del monopolio sulla produzione di un bene o sull’operatività di un procedimento. Come tutti i monopoli, i brevetti presentano inconvenienti economici, conosciuti fin dalla loro origine. Le sovvenzioni erano e dovevano restare motivate dalla volontà di incoraggiare lo sviluppo tecnologico. Tuttavia, ci si può domandare se l’estensione della brevettazione a tutti i settori, compresi quelli immateriali, dell’economia contemporanea molto differente giustifichi ancora i criteri tradizioni e soprattutto se non presenti inconvenienti, sotto forma di nuovi pericoli.

Il contesto

Nel contesto della mondializzazione dei mercati, gli attori economici ricercano in modo molto naturale una uniformazione delle regole generali e nello specifico quelle fondate sulla proprietà intellettuale. Nel caso del brevetto, questa uniformazione comporta due dimensioni:

  • una dimensione geografica, che tende all’unificazione di zone via via più larghe attraverso regolamenti e meccanismi di attribuzione dei brevetti, inquadrati abbastanza correttamente, a livello mondiale, attraverso gli accordi ADPIC;
  • una dimensione di settore, che tende a definire regole uniche applicabili a tutti i settori tecnologici volgendo, in modo simultaneo e furtivo, all’estensione senza reali limiti dei campi presi in considerazone, in particolare quelli tecnologici immateriali che includono nello specifico programmi per elaboratore.

In modo furtivo perché, benché rivesta un interesse maggiore per la nuova economia fondata essenzialmente sulle risorse immateriali, la brevettazione dell’immateriale è stata trattata come un aspetto minore del problema a livello europeo e rimane nell’ambito del non detto a livello mondiale (accordi ADPIC o TRIPS [1]), trasformandolo nell’oggetto di una lotta quasi sotterranea [2]. Ora sono necessarie alcune constatazioni:

  • la brevettazione delle risorse immateriali tende a rientrare nell’ambito della brevettazione di un sapere che era tradizionalmente considerato non brevettabile, come gli algoritmi matematici o i metodi intellettivi. Le implicazioni tecniche, etiche, sociologiche o semplicemente pratiche non sono necessariamente evidenti;
  • l’apparizione del brevetto è legata all’emergenza dell’industria materiale, in risposta alle sue crisi economiche. L’economia dell’immateriale funziona su evidenti regole quantitativamente e soprattutto qualitativamente differenti. È dunque naturale aspettarsi un trattamento differente e appropriato per i beni immateriali;
  • nel mondo futuro, in cui l’insieme degli atti di ognuno e l’insieme dei meccanismi sociali implicheranno una gestione o un controllo informatico, la brevettazione del software implica la possibilità di un controllo privato senza precedenti sui processi che possono riflettersi su diritti fondamentali: libertà d’espressione e di comunicazione oppure diritto all’educazione, per esempio.

A dispetto di una sensibilizzazione del pubblico e dunque del mondo politico rispetto a questi interessi, le pratiche si sono potute evolvere nel corso degli ultimi 25 anni verso una brevettazione via via maggiore del software, già protetto dal diritto d’autore [3], principalmente sotto la pressione dei principali gruppi industriali e dei professionisti della proprietà industriale. Questa evoluzione si è inizialmente manifestata negli Stati Uniti, favorita da una giurisprudenza sempre più condiscendente, senza che esistesse alcuna disposizione legislativa o un’analisi degli effetti economici. Si è diffusa poi al Giappone e in seguito all’Ufficio Europeo dei Brevetti [European Patente Office, ndt] il cui testo fondante – il trattato di Monaco [4] – è stato, a causa delle stesse pressioni, interpretato in modo sempre più lassista in favore della brevettazione dell’immateriale.

Nel mezzo di questo lassismo nell’interpretazione dei testi, è implicito un punto di rottura che porta con sé soprattutto una reale confusione in merito alle regole del gioco. Durante l’estate 2000 fu proposto un emendamento del trattato – l’Articolo 52 – che ratificasse questa evoluzione. Ma altri attori nel frattempo hanno preso coscienza di questi pericoli: scienziati e informatici, giuristi e dirigente delle PMI. Si opposero pubblicamente a questo emendamento [18] che fu respinto dagli stati membri dell’EPO. Il dossier venne rimandato allo studio della commissione europea [5].

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Informazione libera: una serie di incontri a Milano

Posted by Valerio Ravaglia on March 17, 2005
AttivAzione, eventi / Comments Off

L’informazione deve essere libera

In una società che mira a controllare la comunicazione e l’accesso
all’informazione continuano a nascere comunità e progetti che
vogliono impedire che questo possa accadere.

Questi movimenti, utilizzando lo strumento della condivisione dei
saperi, intendono mantenere e diffondere le conoscenze dei singoli
per renderle patrimonio di tutti.

Su questa linea, il collettivo Leolinux [1] in collaborazione con
l’associazione culturale MiLUG [2], hanno elaborato un percorso di
incontri che desiderano stimolare le persone a diventare sostenitori
e membri attivi di questi processi di libertà.

Le serate si terranno allo Spazio Pubblico Autogestito Leoncavallo di
via Watteau n.7 Milano, seguendo questo calendario:

Giovedì 24 Marzo ore 21.30
Sconfiggere il Digital Divide a cura di Simone Sala.
A seguire Hack Night a base di UML curata da Shang.

Giovedì 31 Marzo ore 21.30
Il software non è un aspirapolvere: la direttiva europea
sulla brevettabilità delle idee.
A cura di Stefano Maffulli FSFE/Italia [3]

Giovedì 07 Aprile ore 21.30
Wikipedia, enciclopedia libera in linea [4]
presentata da Alberto Marini.
Blog, Wikis e Blikies con esempi pratici
a cura di Giovanni Biscuolo (Ass. Culturale MiLUG).

Sabato 09 Aprile ore 22.00
Assemblea Pubblica sulle Creative Commons [5] con presentazione
del progetto Critical Music [6]
A cura di LeoLinux con la partecipazione di Marco Marandola,
Reload, S8 Radio e Scarph Records.

A seguire concerto.

[1] http://www.leoncavallo.org/spip/article.php3?id_article=11
[2] http://www.milug.org/
[3] http://www.italy.fsfeurope.org/
[4] http://it.wikipedia.org/
[5] http://www.creativecommons.it/
[6] http://www.leoncavallo.org/critical/

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L’amarezza del sarcasmo

Posted by Valerio Ravaglia on March 16, 2005
AttivAzione / Comments Off

Non si può certo dire che il modo in cui è stata gestita la vicenda della Direttiva Arlene McCarthy “relativa alla brevettabilità delle invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici” abbia contribuito a dare ai cittadini una buona immagine delle Istituzioni europee, diciamo anzi che la percezione è quella di una generale perdita di fiducia nei processi democratici che dovrebbero regolare gli iter legislativi e i rapporti tra gli organi dell’Unione.

Il Consiglio dei Ministri, come è noto, non solo ha non ha preso in considerazione l’ ampio movimento – sostenuto tra l’ altro da 10 milioni di aziende europee – che si è mobilitato in opposizione all’idea di legittimare un regime di brevettazione del software selvaggio in stile statunitense, ma ha cercato almeno in un paio di occasioni di fare passare la direttiva dalla “porta di servizio” ignorando di fatto gli emendamenti e la volontà più volte espressa dall’organo più democratico e rappresentativo della UE, vale a dire il parlamento e generando il forte e probabilmente fondato sospetto, di una eccessiva influenza da parte della lobby delle major del software che, come noto, sono prevalentemente americane .

Ecco allora il duro comunicato della FSF Europe dove tra l’ altro si legge: “La posizione ideologica della Commissione Europea e del Consiglio ha impedito un confronto democratico con il Parlamento Europeo, che aveva pure richiesto all’unanimità alla Commissione di elaborare un nuovo testo.” ed ancora, “«La Commissione Barroso e il Consiglio hanno umiliato il Parlamento Europeo e vari parlamenti nazionali. Probabilmente sono stati violati gli stessi regolamenti del Consiglio. Stiamo verificando la possibilità di appello agli organi di controllo delle istituzioni europee». Fino ad arrivare a chiedersi – come ha fatto in questa lettera al Consiglio la FFII (Foundation for a Free Information Infrastructure) – cosa sia davvero successo Lunedi 7 Marzo 2005 in sede di “Riunione per la competitività”.

Più di queste posizioni ufficiali da parte di organizzazioni che da sempre si oppongono alla direttiva, è dal popolo della rete che arrivano le indicazioni di quanto l’ operato del Consiglio Europeo abbia creato una pericolosa rottura tra i cittadini e le istituzioni. In rete si sottolinea la paura che L’ Europa si trasformi nell’ Unione delle Banane, un volantino afferma che ormai le leggi in Europa si possano comprare e si annuncia un’ offerta promozionale: “Per un certo periodo, limitato, la presidenza lussemburghese del Consiglio UE consentirà a qualunque corporation americana di far applicare le proprie strategie ovunque nell’Unione Europea. Sarai finalmente in grado di schiacciare i concorrenti in un attimo e guadagnare un mercato enorme!” e il LUG di Pistoia annuncia con tristezza i “funerali della democrazia europea”.

Dal momento che le leggi possono essere comprate, ecco comparire la provocatoria iniziativa di Mikko Rauhala, system administrator dell’ Univeristà Helsinki, il quale sul proprio sito afferma senza mezzi termini: “Ognuno ha il bisogno di avere un hobby. Il mio è dare tangenti a funzionari corrotti”. Secondo Rauhala l’ ultima possibilità per evitare i disastrosi effetti della direttiva potrebbe essere quella di consegnare “Bustarelle contro la brevettabilità del software” perchè “è chiaro che il solo modo per fermare la marea è di usare gli stessi metodi che sembrano usare le grandi aziende: il buon vecchio metodo della democrazia del denaro: “un euro, un voto”.

“Quindi ho organizzato questa raccolta di impegni a finanziare le bustarelle necessarie per il voto contro la direttiva sulla brevettabilità del software. Io non raccolgo denaro, ma solo l’impegno di qualunque persona che sia pronta a inviare l’importo di sua scelta direttamente alla Presidenza del Consiglio Europeo, alle seguenti condizioni:

.La Presidenza ritirerà la proposta di Direttiva approvata il 7 Marzo 2005 (approvata contro le regole del Consiglio: quì un resoconto in inglese).

.La Presidenza sottoporrà come nuova proposta il testo approvato in seconda lettura dal Parlamento Europeo senza alcuna modifica.

Ora queste richieste potrebbero sembrare contrarie alle regole dell’Unione Europea, così come antidemocratiche, ma ammettiamolo, queste subdole mancanze non sono mai state un problema per la stimata Presidenza. Se la Presidenza non è in grado di violentare il resto del Consiglio (o la Commissione, o chiunque altro sia coinvolto) fino a sottomettersi, può, a sua discrezione, distribuire le bustarelle in modo da ottenere l’effetto desiderato (in fin dei conti sono soldi della Presidenza).”

Nelle parole del professionista di Helsinki, l’ amarezza e la delusione vengono a fatica coperte dall’ ironia, ma l’ iniziativa, a poche ore dal suo lancio, sembra raccogliere un sorprendente numero di adesioni.

E’ il popolo della rete che ancora una volta, a suo modo, cerca di fare sentire la propria voce là, dove i nostri rappresentanti democraticamente eletti, diciamocelo, piegandosi di fronte agli interessi della potente lobby delle multinazionali statunitensi, non difendono la piccola e media impresa europea, i singoli sviluppatori, la cultura, il progresso scientifico, i cittadini. In altre parole, stanno fallendo l’ obbiettivo.

Per approfondire:

http://www.italy.fsfeurope.org/projects/swpat/swpat.it.html
http://swpat.ffii.org/
http://www.nosoftwarepatents.com/it/m/intro/index.html
http://www.softwarelibero.org/documentazione/brevettisw.shtml

Le vicessitudini della direttiva su brevetti software seguita da Punto Informatico:
http://punto-informatico.it/archivio/tnotizie.asp?sel=0&sand=brevetti+direttiva

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